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28/07/2010 
Sit-in di Confagricoltura davanti al Parlamento. Vecchioni: “decreto d’urgenza per il settore o la politica dovrà fare i conti con oltre un milione di voti in libera uscita”
 

Oggi, dopo Cremona e Napoli, Confagricoltura ha scelto piazza Montecitorio, a Roma per lanciare il suo “grido di dolore” a fronte di una Finanziaria che non concede spazi di sopravvivenza al settore agricolo, da anni martoriato da un mix devastante di prezzi alla produzione in caduta libera e costi aziendali in salita verticale. Una situazione che ha visto il fronte delle imprese verdi fare da diga al dilagare della crisi nel Paese, nonostante la picchiata dei redditi, garantendo occupazione, depotenziando l’inflazione, limitando la bolletta energetica nazionale con l’impegno sul fronte delle rinnovabili e difendendo la terra dai raid di speculatori stranieri, ma anche dalle aggressioni all’ambiente.

Durante il sit-in di fronte al Parlamento, mentre è in corso la votazione per la fiducia al governo sulla manovra, esprimono la solidarietà agli agricoltori di Confagricoltura il ministro per le Politiche agricole Galan, il segretario dell’UDC Casini, il segretario ed il vicesegretario  del PD Bersani e Letta,  il sottosegretario per le Politiche agricole Buonfiglio,  l’on Fassino, il responsabile agricolo dell’UDC Ruvolo, il responsabile agricolo del PD alla Camera Zucchi; attestati di vicinanza giungono anche da numerosi altri parlamentari dei vari schieramenti politici.

Da Piazza Montecitorio il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, lancia un monito fermo ed inequivocabile: “Noi chiediamo solo quello che è stato dato agli altri, niente di meno e niente di più. O meglio in più chiediamo il rispetto che si deve a gente onesta, che si alza la mattina e lavora per la sua famiglia, la sua impresa e la terra del suo Paese. Un rispetto che ci viene negato perché nei ragionamenti di una certa politica, quella che irride le persone, l’agricoltura conta meno di un call center”.

“C’è dunque un problema politico - prosegue Vecchioni - e se si vuole far saltare la coesione sociale questo è il metodo giusto. Ormai l’unica strada percorribile per tentare di riequilibrare la situazione è un decreto di urgenza che recepisca le nostre richieste e chiarisca la volontà politica di permettere alle eccellenze del made in Italy di sopravvivere. Se ciò non avverrà ci sentiremo sciolti da ogni vincolo, contratto in tempi di campagna elettorale a fronte di impegni precisi e ci sarà almeno un milione di voti in libera uscita con cui qualcuno dovrà fare i conti”.

“Intanto - avverte il presidente di Confagricoltura - se sarà necessario, saliremo sui trattori e faremo quello che sono stati costretti a fare gli agricoltori francesi in difesa dei loro diritti. Perchè, a volte, purtroppo, è necessario alzare la voce e noi siamo pronti a farlo. Non ne possiamo più di star qui a vivere di proroghe che ci portano ogni sei mesi a pietire ciò che ci è dovuto. Pretendiamo che l'agricoltura faccia parte del sistema economico a pieno titolo, perchè le imprese agricole danno lavoro a un milione e quattrocentomila persone e producono quasi il 16 per cento della ricchezza del Paese, con grande beneficio per l'erario”.

“Ma soprattutto - scandisce Vecchioni - gli imprenditori agricoli non possono e non vogliono essere usati come merce di scambio negli equilibri di governo, come nel caso dell'emendamento che proroga i pagamenti delle multe per le quote latte. E’ inaccettabile che non si trovino i soldi per il fondo di solidarietà, per il lavoro e per il settore bieticolo e poi, come per magia, spuntino le risorse per facilitare poche persone che non vogliono restituire ai contribuenti italiani i soldi anticipati dallo Stato per pagare le multe inflitte da Bruxelles. Cosi si mina la credibilità dello Stato oltre che i fondamenti morali del Paese".

Noi non manifestiamo contro il governo ma per l’agricoltura - chiarisce in conclusione il presidente di Confagricoltura - e ci rivolgiamo a chiunque, maggioranza o opposizione, anche se io preferirei entrambi, voglia darci par condicio con gli altri settori produttivi. Un esempio di quello che intendiamo viene dalla fermezza del ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan sulla linea della trasparenza e dell’equanimità sin dal primo giorno del suo mandato. Il governo deve intervenire perché sia garantito all’agricoltura un ‘contratto’ così come fa per difendere produzione ed occupazione nelle grandi vertenze industriali. L’agricoltura va considerata centrale nelle politiche di sviluppo nazionali, anche perché l’abbandono delle campagne equivale alla delocalizzazione delle industrie, ma è ben più drammatico in termini di degrado del territorio e approvvigionamenti strategici per i cittadini italiani”.

Confagricoltura - C.so Vittorio Emanuele II, 101 - 00186 Roma - C.F. 80077270587