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26/03/2010 
Futuro dell’economia tra etica e politica
 

La moderna questione dei valori e dell'etica di fare impresa caratterizza anche il settore agricolo. Di questo è consapevole anche Confagricoltura che ha fatto della responsabilità sociale uno dei principali temi di dibattito e di confronto sindacale. Anche qui a Taormina.

“Oggi ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Vecchioni - esistono almeno quattro ambiti in cui è ben chiara la responsabilità collettiva dell’agricoltura e dei suoi protagonisti: gli agricoltori”.

Intanto c’è il tema ambientale. Le coltivazioni e gli allevamenti fanno perno su beni comuni di tutti affidati alle imprese agricole. Di questo i nostri imprenditori sono consapevoli, così come sanno che devono gestire queste risorse in maniera sostenibile. Lo stanno a dimostrare anche le cifre del calo dell’utilizzo di agro farmaci e di fertilizzanti o i dati più che confortanti sui residui di prodotti chimici, ormai praticamente azzerati, negli alimenti offerti al consumatore. L’agricoltura italiana ha saputo migliorarsi nel tempo; come redditività, ma anche integrando importanti funzioni sociali. Tanto che come Confagricoltura ama ripetere “l’agricoltura è l’ambiente”. In questo rapporto tra imprese e risorse naturali c’è anche il problema aperto dell’introduzione di nuove tecnologie. Abbiamo una visione aperta e laica su questo aspetto, che tocca ad esempio l’attualissimo campo degli “organismi geneticamente migliorati”. Come insegna anche la dottrina sociale della Chiesa, non c’è un insieme di risorse naturali date ed immodificabili. L’uomo è fatto per intervenire sul creato che gli è stato affidato e l’importante è che lo faccia con consapevolezza e prudenza. Ma questa prudenza, appunto, non deve divenire pretesto per l’inazione e per non progredire. Se ci sono dei rischi essi vanno valutati e misurati; ma non si può dire di no ad una novità tecnologica solo per un pregiudizio o peggio perché essa “non conviene” al nostro sistema produttivo. Non accetteremo mai che in pochi si arroghino il diritto di scegliere per i molti agricoltori cosa convenga o non convenga coltivare.

Il secondo profilo di responsabilità sociale è quello occupazionale con tutto ciò che ne consegue in termini di contributo del settore al collocamento dei lavoratori ed ai loro diritti. Il 2010 si è aperto con i fatti di Rosarno; fatti da condannare in primo luogo sul piano etico, proprio come ha fatto Confagricoltura, perché non trovano assolutamente alcuna giustificazione. Va però garantita al settore altrettanta attenzione anche quando i riflettori sono spenti. Quando avremo altrettanta visibilità per tutto il lavoro “vero” che il settore agricolo è in grado di garantire? E cosa può fare la politica per salvaguardare i livelli occupazionali quando sono minati da scelte ben precise contro gli interessi delle imprese che danno lavoro? Le decisioni sul settore biticolo-saccarifero e tabacchicolo la dicono lunga a riguardo. Siamo scesi in piazza per questo e continueremo a farlo, anche al fianco dei sindacati dei lavoratori. Perché anche l’occupazione agricola è rilevante per lo sviluppo del Paese.

Il quarto ambito riguarda la capacità di innovare nella tradizione. Di poter (e saper) crescere in agricoltura coniugando gli antichi saperi che si tramandano nei secoli con la ricerca e la tecnologia applicata alla produzione ed al business. Si può migliorare, ma questo lo si può fare solo rimanendo ancorati a dei valori cui l’economia di gestione di una moderna azienda agricola non può rinunciare. Non a caso i principali successi anche economici delle nostre imprese vengono da giovani che proseguono l’attività dei loro genitori. E sanno trovare le strade per innovare ed investire partendo da ciò che chi li ha preceduti ha saputo costruire. E’ un valore questo che non va perduto perché costituisce un patrimonio di tradizioni per tutta la collettività; ed un metodo di cultura di impresa sostenibile.

Infine c’è una responsabilità sociale anche nel confronto con i mercati globali e con le agricolture dei Paesi in Via di Sviluppo che crescono - che debbono crescere - per soddisfare bisogni anche primari. Confagricoltura non ha mai avallato tentazioni protezionistiche e siamo sempre stati a favore di un liberismo negli scambi che favorisse lo sviluppo dell’agricoltura mondiale, compresa quella dei Paesi in Via di Sviluppo. Non è un caso che il deficit agroalimentare europeo sia peggiorato negli ultimi anni e che si importi sempre di più dai Paesi meno avanzati del pianeta. Siamo comunque convinti che questa sia la strada giusta e su cui si deve proseguire cercando di fissare alcune regole basilari del commercio internazionale che vanno rispettate nell’interesse di tutti i cittadini/consumatori. Poi va promosso uno sviluppo armonico di tutte le agricolture mondiali, senza “modelli” da privilegiare o peggio da contrapporre tra loro (la piccola agricoltura di sussistenza “contro” l’agricoltura industrializzata delle grandi estensioni). Non c’è un buono od un cattivo sviluppo così come non c’è un’agricoltura buona ed una cattiva, come si vuole far credere.

“C’è piuttosto - ha concluso Vecchioni - l’uomo al centro delle attività economiche e della sua storia come ci ammonisce l’enciclica “caritas in veritate”. E l’agricoltura con l’uomo e per l’uomo opera da sempre con responsabilità e coerenza di sistema”.

“Ma con questa sessione - ha poi aggiunto - abbiamo inteso richiamare l’attenzione anche su un aspetto specifico che attiene alla consapevolezza dei ruoli che rivestono le imprese e le loro associazioni da un lato e la politica, con le sue scelte, dall’altro”.

“I ‘corpi intermedi’ - ha concluso Vecchioni - hanno la responsabilità di chiedere alle Istituzioni di proporre opzioni su cui la politica esercita poi le sue scelte. Qui a Taormina abbiamo proposto il nostro progetto politico-economico aperto a tutti per la riorganizzazione dell’agricoltura e lo sviluppo del Paese. E nel progetto ci sono precise richieste al mondo della politica, cui compete se farlo proprio e portarlo avanti nelle sedi opportune oppure no. Anche questa è etica delle responsabilità e delle scelte: una giusta ripartizione di funzioni e responsabilità che fa alta la classe dirigente del Paesi di cui noi crediamo come Confagricoltura di farne, a buon diritto, parte.

Confagricoltura - C.so Vittorio Emanuele II, 101 - 00186 Roma - C.F. 80077270587