Se la crisi del 2009 dei vari (si potrebbe dire di tutti) i comparti produttivi è stata crisi dell'equilibrio domanda/offerta, oggi occorre ripensare a come fronteggiare con adeguate politiche questa situazione difficile che rischia di presentarsi con sempre maggior frequenza.
Confagricoltura ha cercato innanzitutto in due importanti contributi scientifico-accademici, presentati oggi, il modo giusto per:
o focalizzare i fattori di competitività delle imprese legandoli ai rispettivi territori e
o adattare le politiche ai comportamenti ed alle esigenze delle imprese stesse.
In tal senso i messaggi sono chiarissimi.
“Non ci può essere sviluppo del territorio senza le imprese agricole - ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni - visto che oggi esse gestiscono ampia parte del territorio italiano ed europeo. Di questo dobbiamo avere piena consapevolezza per non rischiare di fare una politica per un territorio in cui le imprese agricole non riescono a sopravvivere. E di fatto facendo così venir meno il soggetto centrale del territorio stesso.”
Poi, l’indagine condotta sulle imprese associate ha evidenziato un aspetto chiave: l’esigenza di un consolidamento con le fasi commerciali a valle e di servizi per accedere ai mercati esteri. Questo sia per le imprese magari troppo poco complesse o strutturate per avere sviluppato queste funzioni, sia per quelle più evolute che hanno già implementato innovazione e che hanno bisogno di rapporti a valle importanti o che hanno una marcata propensione all’export.
“Abbiamo quindi necessità di politiche per le imprese nel territorio - ha proseguito Vecchioni - che guardino alla strutturazione di funzioni aziendali complesse e di reti per l’innovazione tecnologica e per aggredire nuovi mercati.”
Tutto questo spesso non è previsto dagli attuali strumenti di politica agricola.
Per giunta, nella differenziazione di prodotti e di processi, le imprese si stanno specializzando in filiere produttive no tradizionali che prima non avevano esplorato o che erano marginali.
Oggi si parla di agricoltori ed imprese agricole 2.0 per indicare queste nuove funzioni produttive ad esempio nel campo delle tecnologie ambientali, della produzione di energie rinnovabili e di tutto quanto attiene alla cosiddetta green economy di cui l’agricoltura è a buon diritto protagonista.
Secondo alcuni dati, l’energia prodotta da fonti rinnovabili sta crescendo con notevole dinamismo, anche con tassi del 5% medio annuo, per un fatturato che cresce in media del 40% ed è ormai superiore ai 5 miliardi di euro.
La green economy nel complesso in Italia, secondo alcune stime, può già vantare un fatturato che si aggira sui 10 miliardi di euro e può garantire da qui a dieci anni un’occupazione tra i 100 mila ed un milione di posti di lavoro.
“Una partita - ha concluso Vecchioni - che già l’agricoltura e le nostre imprese associate stanno giocando da alcuni anni e sulla quale richiamiamo la responsabilità e le scelte della politica. Servono decisioni rapide e a favore degli imprenditori che si mettono in gioco e stanno passando dalla “rivoluzione verde” alla “economia verde”. In particolare, ma non solo, con la produzione di energie rinnovabili nuove e che si affiancano alla tradizionale produzione agricola. I nostri ‘agricoltori 2.0’ aggiornano la loro funzione produttiva per migliorare le loro performance aiutando tutti a vivere meglio anche con uno sguardo all e generazioni future.”
Tabella
La green economy in Italia
(elaborazione Confagricoltura su fonti varie)
|
|
Oggi … |
… e entro dieci anni |
|
Fatturato |
10 miliardi di euro |
|
|
- di cui energie rinnovabili |
5,5, miliardi di euro |
|
|
Occupazione |
300 mila unità … |
… suscettibili di divenire un milione di occupati |
|
- di cui energie rinnovabili |
30 mila occupati |
… suscettibili di divenire 100mila |