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17/06/2008 
Articolo di Federico Vecchioni per Il Tempo: aumento del prezzo del barile e ripercussioni sull'agricoltura

 Da "Il Tempo" del 17 giugno 2008

 

Analogamente ad altri settori produttivi e dei servizi, anche l’agricoltura è esposta alle pesanti ricadute conseguenti alla tensione del prezzo del greggio sui mercati mondiali, ed alla sua tendenza in prospettiva a rialzi stimati anche oltre i duecento dollari in tempi relativamente rapidi.

Considerata l’incidenza media del fattore gasolio sui costi di produzione agricoli, a parità di quantità acquistate, il danno in agricoltura derivante dal caro-petrolio nei campi si può stimare in almeno 300 milioni di euro in un anno.

Senza sottovalutare i segnali di allarme per le tensioni generate sui mercati, con le forti ripercussioni nella vita delle imprese e dei singoli cittadini, ritengo che la crisi debba essere gestita con lungimiranza e con l’avvio di politiche stabili.

Si debbono adottare quindi provvedimenti nazionali di rapida applicazione, per contenere la dinamica inflattiva che si genera automaticamente come conseguenza a tali aumenti,  ed altri di tipo strutturale e di più ampio respiro strategico, dettati da una politica più accorta ai criteri dell’efficienza energetica ed all’uso delle energie alternative al petrolio, con particolare attenzione a quelle rinnovabili.

Tra le azioni che Confagricoltura ritiene necessarie attivare da subito c’è un’ulteriore diminuzione dell’accisa. Intervento che dovrebbe riguardare tutti i settori in cui si applica l’aliquota del 22% (per i lavori sotto serra vige provvisoriamente il regime di esenzione). Il suo abbattimento totale comunque, per dare un termine di paragone, non coprirebbe nemmeno gli aumenti dell’ultimo anno (+30%). Servono poi interventi finalizzati ad evitare ulteriori aumenti bloccando, ad esempio, l’effetto di trascinamento dell’IVA, che provoca l’innalzamento del prezzo in relazione all’aumento di quello industriale del gasolio. E strumenti di controllo e monitoraggio del mercato, per favorire immediate (o quantomeno altrettanto puntuali rispetto agli  aumenti), diminuzioni di prezzo, a fronte del calo di quello al barile, tenendo conto del rapporto euro/dollaro.

Questo prima che inizi, a partire da settembre/ottobre, la stagione in cui per l’agricoltura  è più elevato l’utilizzo del gasolio (e dell’elettricità) in settori fortemente specializzati come gli allevamenti, il florovivaismo, l’essiccazione dei cereali.

Bisogna poi abbandonare ogni indugio per favorire la crescita del ruolo complessivo delle fonti rinnovabili, per permettere un effettivo allineamento agli obiettivi del “triplo 20” di Bruxelles. Ed anche implementare  lo sviluppo della  produzione di biocarburanti.

Inoltre, è necessario percorrere in maniera decisa la strada del  risparmio energetico e dell’utilizzo della biomassa di origine agro–forestale  e zootecnica nelle aziende agricole, sia per abbattere i costi energetici aziendali, sia per vendere energia sul libero mercato.

Penso alla “generazione distribuita”, cioè piccoli impianti di produzione di energia elettrica e calore alimentati a biomasse. Le aziende agricole, oltre a differenziare la propria attività, possono  portare il proprio contributo alla produzione di energia, diventando  delle vere e proprie centrali autonome di produzione di energia rinnovabile, sostituendo in diverse filiere produttive l’utilizzo degli input energetici da fonte fossile.

Federico Vecchioni*

* Presidente di Confagricoltura

Confagricoltura - C.so Vittorio Emanuele II, 101 - 00186 Roma - C.F. 80077270587