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08/10/2009 
Latte: articolo del presidente Vecchioni su "La Provincia". Confagricoltura non ha fatto fughe in avanti

La crisi economico finanziaria si è fatta crisi reale e sta toccando tutto il settore agroalimentare.
Ma le difficoltà del comparto lattiero caseario sono quelle che stanno da tempo attirando l`attenzione di Confagricoltura sino alla ultima convocazione del comitato direttivo nazionale del 6 ottobre, nato dalle emergenze del settore agricolo in generale e in particolare dal quadro del latte, giunto a livelli di gravità insostenibili.
L`attenzione è giustificata perché il comparto incide per buona parte sul valore della produzione agricola nazionale ed è determinante per la tenuta economica e sociale delle aree vocate dove tale produzione è diffusa. Aree importanti per l`agricoltura del Paese; aree cruciali per lo sviluppo dell`economia italiana.
Ora l`aumento dei costi e i prezzi tendenzialmente depressi stanno minando la redditività delle imprese. Si sono quindi create le condizioni per pregiudicare la redditività degli allevamenti e quindi la tenuta della produzione lattiera e di tutto ciò che è a monte e a valle di essa.
Un rischio enorme, che non possiamo far correre ai nostri imprenditori.
Noi in Confagricoltura avevamo previsto tutto questo e sapevamo che la particolare situazione italiana - dove il rispetto delle regole nel settore ha costituito da sempre un vulnus alle ordinate dinamiche imprenditoriali - si sarebbe sommata agli squilibri di un mercato sempre più globalizzato e competitivo.
Per questo siamo scesi in piazza quando si è paventato il rischio di alterare quelle regole che noi abbiamo sempre chiesto di rispettare. Abbiamo manifestato a Brescia; abbiamo condotto i nostri trattori ad Arcore e Gemonio per ricordare tutto questo.
Per questo siamo scesi in campo a confrontarci con le istituzioni nazionali e comunitarie per affrontare insieme la crisi e formulare le nostre proposte rispetto al `pacchetto` in corso di approvazione a Bruxelles.
In questo frangente siamo ben consapevoli dell`importanza del `fattore prezzo` in questa partita, e di quanto possa contare stringere intese con le altre parti della filiera per ridare stabilità e tono al mercato e dignità imprenditoriale a chi ne è parte attiva.
Non è un caso che a Cagliari, qualche giorno fa, ospitando il Commissario Fischer Boel, come elemento risolutivo per la crisi avevamo indicato, prima di una serie di contromisure comunitarie e nazionali, la necessità di concorrere, responsabilmente, ad un accordo soddisfacente sul prezzo del latte.
Questo elemento, però, deve costituire oggetto di una visione comune e priva di contrasti. Uno strumento di dialogo e di crescita invece che di discriminazione e di arretramento delle posizioni agricole.
Mentre la situazione è ancora sospesa; mentre si discute ancora del futuro del `pacchetto latte` a livello comunitario e siamo a pochi giorni dal Consiglio dei Ministri europei del 19 e 20 ottobre a Lussemburgo,
Confagricoltura non ha fatto fughe in avanti.
Ed ha preferito incontrare le Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, scrivere al premier Berlusconi e tenere il comitato direttivo che ha deciso il programma di attività organizzative sindacali per le prossime settimane. A partire dalla convocazione di un`assemblea straordinaria che dettaglierà le misure anticrisi e avvierà le conseguenti iniziative.
Questo è il modo, a nostro avviso, per condurre in porto la vera trattativa in questione; non solo quella del prezzo del latte, ma la trattativa sulla sopravvivenza di un comparto essenziale e strategico per l`economia agricola e per il Paese.
Federico Vecchioni

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