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27/02/2008 
Rappresentanza delle imprese: ora nuovi assetti. Articolo di Federico Vecchioni su "Il Sole 24 Ore"
 DA "IL SOLE 24 ORE" - 27 febbraio 2008 

Gli operatori economici italiani guardano a quanto sta avvenendo nel mondo politico, in vista delle prossime elezioni politiche, con la speranza che si tratti realmente di un passaggio significativo verso il superamento di quel bipolarismo imperfetto che in questi anni essi, a loro spese, hanno fin troppo ben conosciuto.

Quanto questa attesa verrà corrisposta, è ancora troppo presto per dirlo. Quel che è certo - almeno per il mondo dell’imprenditoria agricola e della filiera agro-alimentare, ma credo per l’intero mondo produttivo nazionale - è che siamo arrivati a questo ennesimo appuntamento elettorale sfiduciati per un passato prossimo e un presente a dir poco deludenti, e preoccupati per un futuro che nessuno si sforza minimamente di delineare. Le "non scelte" degli ultimi anni, l’appesantimento dell’apparato pubblico, la cronicità delle emergenze, hanno allontanato sempre di più i cittadini dalla politica e dai suoi protagonisti, generando una pericolosa sfiducia nelle istituzioni elettive.

In piena crisi di governo si sono distinte undici Confederazioni di impresa - inclusa Confagricoltura, che mi onoro di presiedere - attraverso il "manifesto per la governabilità", nel quale si sollecitava una precisa assunzione di responsabilità da parte della classe politica al fine di garantire, alle imprese ed ai cittadini, un’inversione profonda nelle modalità di confronto tra maggioranza ed opposizione sulle tematiche di interesse generale, dalla legge elettorale agli assetti istituzionali, passando da scelte strategiche per lo sviluppo dell’economia. Credo che, nel firmare quel "manifesto", le Confederazioni abbiano offerto anche un chiaro esempio di come poter superare con la buona volontà i particolarismi, gli egoismi settoriali, nell`interesse di obiettivi la cui rilevanza peril mondo della produzione costituisce fattore unificante.

Ma quella iniziativa non può e non deve esaurirsi solo perchè lo sbocco dato alla crisi è il voto. Anzi, essa risulterà più che mai spendibile anche e soprattutto dopo il 14 aprile, quando la polvere delle promesse elettorali si sarà posata e bisognerà trovare soluzione ai problemi. Ma perchè questo accada davvero, credo che sia venuto il momento che i leader delle Confederazioni di impresa, a cominciare dal sottoscritto, aprano una seria riflessione sulle modalità di esercizio della rappresentanza, anche e soprattutto per evitare che la stessa disaffezione e disistima che ha colpito la politica contagi pure le organizzazioni degli interessi.

Da tempo sono mutate le motivazioni che spingono le imprese a scegliere un’organizzazione di rappresentanza: sempre meno legate alla storia e ai simboli, sempre più attinenti alla capacità delle organizzazioni stesse di adattarsi alla sfida del mercato con progetti innovativi, che siano strumenti efficaci nelle mani degli imprenditori, per produrre più valore, al fine di combinare al meglio i fattori produttivi. Per esempio, Confagricoltura per accelerare il processo evolutivo della rappresentanza ha deciso di definirsi "sindacato di progetto".

Una rappresentanza che voglia suggerire idee, proporre progetti e svolgere unefficace azione di lobby non può presentarsi a Palazzo Chigi con più di 56 sigle, con 130 partecipanti ed altrettanti interventi dalla incisività non sempre significativa. Dunque è opportuno avviare con coloro i quali lo condividono, una riformulazione delle modalità di espressione degli interessi organizzati, che in altre parole significa mettere mano all`assetto delle Confederazioni. Nello specifico, io credo, occorre far sì che il "manifesto per la governabilità" sia la prima tappa di un percorso di riforma strutturale dei corpi intermedi.

La prossima legislatura potrebbe essere Costituente, personalmente me lo auguro e credo sarebbe importante, che sulla riforma degli assetti istituzionali del Paese, le organizzazioni imprenditoriali non si facessero trovare impreparate o, peggio, divise. Mi permetto dunque di richiedere una riflessione comune su questi temi, ricordando a me stesso che la legittimazione del nostro ruolo deriva dai risultati concreti e misurabili, i cui contenuti coincidano con le opportunità per i nostri imprenditori di
competere di più e meglio. Prima che la richiesta ci giunga dalla "base" in chiave delegittimante, è bene farsi carico di un`ipotesi di riforma. Qui non avanzo ipotesi di nuovi organismi o patti federativi, per cominciare basterebbe una verifica delle volontà. Ma fin d`ora preannuncio ai miei colleghi una lettera con la quale chiederò la loro disponibilità per un primo incontro al più presto.

Federico Vecchioni

Confagricoltura - C.so Vittorio Emanuele II, 101 - 00186 Roma - C.F. 80077270587