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17/03/2008 
Intervista a Federico Vecchioni di Quottidiano Nazionale sui rincari dei prezzi

DA QUOTIDIANO NAZIONALE (IL GIORNO, RESTO DEL CARLINO, LA NAZIONE)

17 marzo 2008

A cura di  LORENZO FRASSOLDATI

 

I Prezzi degli alimentari ai massimi dal `96, inflazione per gli acquisti frequenti, cioè la spesa quotidiana, al 5% contro quella ufficiale al 2,9%. Tutti protestano contro gli ‘speculatori’. Il mondo agricolo obietta che i prezzi alla produzione non giustificano l’impennata dei carovita. Come se ne esce?

«Ci eravamo illusi che l’approvvigionamento alimentare fosse un problema strategico ormai superato. I fatti hanno dimostrato che le cose stanno diversamente. Ora, pensare che tutto si aggiusti  autonomamente, con la sola ‘mano invisibile’ del mercato è semplicistico. Piuttosto, serve una politica attiva dei governi che metta l’agricoltura al centro delle scelte economiche strategiche».

Mr Prezzi ha messo sotto esame diversi prodotti. Partiamo dal latte: un litro di fresco ormai ha raggiunto 1,50 euro. Alla produzione viene pagato 0,40. Un salto del 400%. Si giustifica?

«Noi non accusiamo né abbiamo mai accusato nessuno. Se c`è questo salto tra origine e consumo, sono le condizioni di mercato a determinarlo. Non esistono rincari più o meno giustificati ma condizioni di efficienza e di inefficienza e politiche di prezzo degli operatori. Salvo ovviamente che non ci siano aggiotaggio, posizioni dominanti e/o trust. Illeciti che possono e potevano essere perseguiti, anche prima di Mister Prezzi».

Dopo il latte la carne. I prezzi dei suini all’origine sono bassissimi. I listini del pollame vanno su e giù, però l’impressione è che al consumo si scaricano solo gli aumenti, mai i cali di prezzo. Un po` come accade per petrolio e benzina...

«Anche questo è un effetto delle condizioni di mercato. Si può intervenire con logiche punitive solo dove si commettono degli illeciti. Dopo, è la legge della domanda e dell`offerta che stabilisce l`equilibrio dei prezzi. Ed anche i rapporti tra gli operatori. Un tema interessante dove ci stiamo esercitando attivamente».

Pane e cereali: c`è chi reclama prezzi amministrati per le categorie meno abbienti. E` credibile?

«Cerchiamo di capirci: si tratterebbe di una misura che ha dei costi; una politica sociale che interviene sugli equilibri di mercato. Gli agricoltori hanno fatto la loro parte e si sono dimenticati cosa vuol dire ‘prezzo minimo di mercato’ e ‘ammasso’` di prodotti da ri-esitare in condizioni di penuria. Esecrati da tutti abbiamo rinunciato ad ‘intervenire’ sugli equilibri domanda/offerta; salvo poi alla minima difficoltà rimpiangere quell'interventismo. Mi chiedo: tutto questo è coerente?».

Lei da tempo chiede che l’Italia torni a fare una politica per le commodities, cioè per le grandi produzioni agricole. Sembrerebbe la scelta più ovvia, ma poi i prezzi per i consumatori calerebbero?

«Programmazione degli investimenti e stabilità negli approvvigionamenti significano avere prodotto quando serve e magari gestirlo con l’interprofessione per dare stabilità nelle quotazioni e nei prezzi, ‘tagliando’ i picchi positivi e negativi. In questa stabilità i vantaggi per i consumatori, ma io direi per tutti gli operatori della filiera, ci sarebbero tutti».

Proviamo a capire cosa si può fare subito. Si parla tanto di filiera corta, di vendita diretta, di mercatini degli agricoltori. Voi in passato siete stati tiepidi su queste scelte. Avete cambiato idea?

«Non siamo contrari ai Farmers’ market, ci mancherebbe. Il fatto è che si tratta di un’opportunità in più per le imprese ma non di iniziative che possono risolvere rapidamente e magicamente il `caro prezzi`. Anche negli Usa e Regno Unito, dove la tradizione dei "farmers` market" è ben più radicata, la quota di vendite dirette è ancora del tutto marginale rispetto alla spesa alimentare complessiva delle famiglie».

L’impressione è che lungo la filiera dal campo alla tavola, i protagonisti - produzione, industria di trasformazione, distribuzione e commercio - non si parlino. Il che aggrava le incomprensioni e agevola lo scaricabarile. Fino a che punto gli interessi dei produttori coincidono con quelli dei consumatori?

«Quantità sufficiente, qualità e prezzi stabili sono le condizioni ricercate da tutti gli attori della filiera, consumatori inclusi. Nessuno credo sia interessato a situazioni di squilibrio. Quando questi tre fattori oscillano, inevitabilmente si creano confusione, incomprensione e tensioni sui prezzi. Dialogando sempre di più e creando le premesse per intese commerciali si apportano vantaggi per tutti. Noi, ripeto, ci stiamo impegnando su questo fronte».

Recentemente - unica voce dal mondo agricolo - avete criticato duramente chi diffonde allarmismi esagerati sui prezzi... Cosa si deve dire alla pubblica opinione?

«Tutta la verità ma solo la verità; e con la massima precisione. E` inutile lanciare allarmi se poi non c`è una rilevazione puntuale delle situazioni di mercato. Che, onestamente, spesso è mancata. Si è preferito urlare la notizia per poi scoprire che dietro una cifra ci sono situazioni, prodotti, canali, diversi e diversificati. E` pure difficile parlare di quotazioni medie. Oppure si discute su "fiammate" improvvise poi destinate a rientrare, e magari pienamente giustificate, in quel momento, da altri fattori. Ecco tutto questo, in una situazione incandescente come quella che stiamo vivendo, rischia solo di deprimere i consumi, non di fare chiarezza. A danno di tutti».

Confagricoltura - C.so Vittorio Emanuele II, 101 - 00186 Roma - C.F. 80077270587