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17/05/2008 
Intervista de Il Giornale al presidente di Confagricoltura che lancia un messaggio al nuovo governo in vista della revisione della politica agricola europea

Da Il Giornale del 17-5-08

“Agricoltura Ue, l`Italia si faccia sentire”
Federico Vecchioni: «E’ giunta l`ora di essere protagonisti della politica comunitaria da una posizione di forza»

Gianmaria De Francesco
da Roma

• Bisogna «correggere le politiche agricole nazionali perché il cibo non può essere oggetto di negoziato». Il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, in questa intervista  al Giornale lancia un messaggio preciso al nuovo governo in vista della prossima revisione delle politiche agricole europee.

Presidente Vecchioni, qual è l`origine dell`aumento dei prezzi agricoli che si è determinato negli ultimi mesi?
«La crisi finanziaria ha spostato risorse dal settore immobiliare a quello delle materie prime agricole. In più si è registrato un aumento della domanda di cereali in seguito al cambiamento dei consumi in alcuni Paesi come la Cina e l`India. A questo si aggiunge un calo della produzione in Paesi come Australia e Canada mentre negli Usa c`è stato un riorientamento della produzione dal settore cerealicolo a quello non-food».

Qual è la tendenza in atto?
«I dati degli ultimi giorni forniti dalla Commissione Ue hanno messo in evidenza che c`è stata una discesa dei prezzi con il burro in calo del 30% e il grano in diminuzione del 40% circa. Quindi il problema va affrontato con una conoscenza approfondita e non con politiche estemporanee».

Spesso, però, vi vengono rivolte accuse di corporativismo.
«Non è corporativismo, ma si tratta di necessaria attenzione. Nel 2010, bisognerà verificare il bilancio europeo dell`agricoltura: le politiche redistributive hanno il fiato corto. Solo con un progetto nazionale forte ci si può presentare in Europa in maniera autorevole per dare all`Ue quella forza necessaria per trasformare il Wto in un organismo di governance mondiale».

Cosa si deve fare in Italia?
«Servono più investimenti nella produzione alimentare nazionale e in ricerca per ottenere sia rese migliori, sia produzioni innovative. E poi bisogna snellire gli oneri burocratici riformando il titolo V della Costituzione che ha creato squilibri tra le competenze nazionali e quelle locali».

Il piano Ue di politica agraria comune (pac) destina 88,5 miliardi ai 27 Paesi fino al 2013. Cos`è che non funziona?
«Le risorse sono allocate fuori dal sistema produttivo perché sono gestite dagli enti pubblici. La spesa così si allontana dal mondo imprenditoriale. Ecco perché è importante che l`Italia affronti la questione agricola in modo serio. Molte voci della bilancia agroalimentare italiana sono in passivo: possiamo decidere di dipendere dalla Russia anche per i cereali oltre che per il gas ma così non si fa il bene del Paese».

Va detto che le previsioni per il reddito agricolo nei Paesi Ue tendono alla stagnazione nonostante i sussidi.
«In Italia abbiamo un problema di depauperamento del territorio: la superficie agricola utilizzabile è scesa da 15 a 12 milioni di ettari. Occorre quindi sviluppare piani che tengano conto da un lato del deficit infrastrutturale del Paese e dall`altro abbiano attenzione alle superfici agricole».

La Banca Mondiale nel suo ultimo rapporto ha messo in discussione alcuni effetti della globalizzazione: economie sussidiate come quella europea e americana possono reggere meglio la competizione impoverendo i Paesi agricoli.
«Non è distruggendo la Pianura Padana che si risolve il problema della fame in Africa. I Paesi in via di sviluppo e gli emergenti devono attuare politiche demografiche e commerciali compatibili. Ai Paesi industrializzati tocca la responsabilità di esportare il know-how adeguato a sostenere gli altri nello sviluppo».

Secondo le stime della Fao ci sarebbero 2,5 miliardi di ettari di superficie mondiale teoricamente disponibili per le coltivazioni. E’ una soluzione praticabile?
«E’ realistico ipotizzare che solo 1-1,5 miliardi siano utilizzabili e la materia se gestita con attenzione potrebbe contribuire a migliorare le condizioni dei Paesi in via di sviluppo. Ma anche l`internazionalizzazione è un tema da non sottovalutare come dimostra l`esperienza proficua dei 120 mila ettari di proprietà italiana in Romania».

Quali strumenti finanziari sono necessari?
«Capitali di rischio e partecipazioni finanziarie possono aiutare lo sviluppo delle nostre imprese, ma più in generale ciò che serve è una maggiore attenzione ai progetti piuttosto che alla consistenza patrimoniale delle aziende».

Che cosa chiede, in due parole, Confagricoltura al nuovo ministro Zaia?
«Molti anni sono stati dedicati all’analisi e all’elaborazione di soluzioni per problemi che ormai conosciamo benissimo: è giunta l’ora di essere attori protagonisti della politica europea da una posizione negoziale di forza».

 

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