DA AGRA PRESS - 7 febbraio 2008
roma, (agra press) - Il presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni, come altri leader di associazioni imprenditoriali, e' tra coloro che, nei colloqui degli scorsi giorni con il presidente del consiglio incaricato Franco Marini, pur confermando la necessita' di una nuova legge elettorale per contenere la frammentazione, non ha escluso la inevitabilita' delle elezioni anticipate. Vecchioni, pur avendo confermato, il giorno della caduta di Prodi, il suo apprezzamento per le buone performance personali dei ministri Paolo De Castro e Cesare Damiano, non ha mai nascosto le sue perplessita' sul governo di centro sinistra. In questa intervista Vecchioni risponde ad alcune domande sulle prospettive per i prossimi mesi; sulla situazione attuale del paese e sul futuro; sui suoi personali progetti per i prossimi anni.
Siamo di nuovo senza governo, sta per iniziare una nuova campagna elettorale. Che ne pensa il presidente della Confagricoltura?
Entriamo nel pieno della competizione elettorale, nel momento in cui l'agricoltura ha davanti a se' scadenze importanti per sostenerne e rilanciarne la competitivita'. Scadenze che ci impongono da parte nostra il massimo della sintesi per poter compiere un confronto serio con le forze politiche.
La Confagricoltura, sui temi sollevati dalla comunicazione della Commissione europea sull'Healt Check si e' mossa per coinvolgere tutta la filiera con incontri bilaterali con tutti coloro che hanno accettato il nostro invito. Formalmente dobbiamo incontrare ancora le centrali cooperative, ma nella sostanza posso dire che condividiamo il loro documento sull'argomento presentato in questi giorni alla commissaria Fischer Boel. Ci incontreremo nuovamente con tutti, su nostra iniziativa, verso la meta' del mese per verificare le posizioni.
A che serve tanto lavoro?
Questo metodo, anche nel caso che non si arrivi ad una sintesi unitaria, serve a non offrire alibi a chi deve rappresentare l'Italia in sede europea. Noi ci impegniamo a fornire una posizione il piu' possibile aggregata poi, pero', la politica faccia la sua parte. Cio' e' tanto piu' importante nel momento in cui l'agricoltura e le emergenze alimentari sono tornate centrali. Soprattutto il tema dell'agricoltura come "produttrice", nel momento in cui tutti si sono accorti che "la pasta si fa col grano", richiede strategie di lungo periodo. Il primato agricolo torna prepotentemente. Noi abbiamo sempre sostenuto che cosi' e', ed ora le nostre tesi sono confermate da quanto avviene nei mercati, di quanto questi movimenti, anche se avvengono altrove, abbiano riflesso sulle economie nazionali e di quanto la globalizzazione non contenga virtu' risolutrici. Insomma riteniamo necessaria una regolazione dei mercati.
Di fronte a tanti e tali cose non era preferibile che il governo Prodi non cadesse?
Il nostro settore ha bisogno di scelte e di non andare al traino europeo. Cio' e' quasi indipendente dalla presenza o meno di un governo perche' tra avere un governo che non e' in grado di fare scelte e non avere un governo e' lo stesso. L'agricoltura ha bisogno di una politica che decida di lungo ed ampio respiro. Necessita di un minor protagonismo regionale ed anche se non sono contro il federalismo sostengo che la Conferenza stato-regioni dimostra che il titolo V della Costituzione non ha funzionato perche' ha creato un antagonismo istituzionale non utile. Non accetto l'idea che un ministro sia spesso costretto a negoziare con le regioni come e' avvenuto di recente sulle questioni riguardanti gli agrumi o il pomodoro.
Ma, a parte la Costituzione, questa situazione non dipende anche dal basso livello della cultura istituzionale e costituzionale delle parti?
Una migliore conoscenza sarebbe opportuna, ma in ogni caso non deve essere possibile, sul piano giuridico, alcuna prevaricazione istituzionale. E questo sarebbe possibile se ci fosse una differente impalcatura istituzionale.
Torniamo alla politica nazionale. Cosa proprio non le va giu'?
C'e' un approccio politicamente troppo prudente, mentre io ritengo che ci voglia coraggio su questioni come gli ogm o il plafonamento degli aiuti comunitari. Non e' possibile che da noi sia impraticabile la ricerca scientifica in campo mentre invece e' consentito mangiare mais ogm proveniente dal Brasile. Bisogna valutare con consapevolezza opportunita' e rischi. Lo deve fare anche la parte agricola, naturalmente. Perche' le grandi opportunita' che abbiamo a disposizione non possono rimanere legate a logiche improduttive. Noi abbiamo ancora truppa paura ad affermare che e' socialmente spendibile produrre ricchezza, in modo professionale, tecnologico e innovativo. Tutti parlano di crescita, ma quando poi si discute dei mezzi per raggiungere questo obiettivo siamo vittime di approcci miopi e non in grado di leggere al meglio le attese dei cittadini. Ci sono tante responsabilita'. A noi, come rappresentanza sia dei temi generali sia di questioni particolari, tocca il compito di essere pragmatici, onde dare all'impresa la possibilita' di avere tutti i requisiti per diventare soggetto economico in grado di offrire ricadute positive sia sul versante sociale sia su quello economico.
Se potesse scegliere il prossimo ministro dell'agricoltura chi indicherebbe?
Non sono piu' i tempi in cui le confederazioni sceglievano i ministri, soprattutto con l'attuale bipolarismo imperfetto. Comunque resta il giudizio positivo sull'attuale ministro e per il futuro ci auguriamo scelte innovative.
E' possibile che lei decida nelle prossime settimane di darsi alla politica?
Non sono iscritto ne' iscrivibile ad alcun partito. E poi sono all'inizio del secondo mandato. Sinceramente mi sembra prematuro oltre al fatto che c'e' nello statuto della Confagricoltura un vincolo di incompatibilita'.
E in futuro?
Dal futuro della mia vita non escludo nulla. La mia disponibilita' sul mercato scatta dal 2010.
Per ora dunque resta alla finestra. Cosa le piacerebbe vedere?
Mi piacerebbe uno scatto di orgoglio dell'agricoltura e cio' e' possibile solo in un diverso contesto politico-associativo. E' uno scatto che dovrebbe riguardare, in un'epoca di relativismo che registra un picco di smarrimento, sia gli aspetti produttivi sia quelli relativi ai valori. E' un percorso pero' che non puo' essere opera di questo o quel ministro, di questa o quell'organizzazione ma deve essere un obiettivo centrale di un esecutivo.
In concreto cosa significa?
Noi ci dobbiamo scrollare di dosso una impalcatura amministrativa e burocratica che schiaccia. Noi abbiamo incrostazioni patologiche e la responsabilta' e' anche delle rappresentanze sindacali. Dobbiamo tutti continuare a studiare, a sapere cosa avviene nel mondo per avere maggiore consapevolezza per darci slancio. La politica a favore delle commodity va rimessa al centro dell'azione economica. Oggi finalmente tutti si rendono conto che la singola parte della catena che va dal prodotto di base fino a quello confezionato non va da nessuna parte da sola. Io mi auguro che questo principio, nella imminente campagna elettorale, sia assunto nei programmi. Noi faremo la nostra parte con le nostre proposte.