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05/03/2008 
Il presidente Vecchioni all'assemblea di Confagricoltura Mantova: "Restituire centralità all'agricoltura"
Il presidente nazionale di Confagricoltura, Federico Vecchioni, dal palco dell’Auditorium Bam - dove è intervenuto per l’assemblea di Confagricoltura Mantova, presieduta da Sergio Cattelan – ha illustrato la ricetta per restituire all’agricoltura «il ruolo di centralità che merita, a livello nazionale e comunitario».

I risultati del settore primario, volano dell’economia agroalimentare italiana, freno alle spinte dell’inflazione, difensore negli anni del potere d’acquisto delle famiglie, sono spesso sottovalutati, secondo il numero uno di Confagricoltura. Ma senza un’idea forte a difesa dell’agricoltura e delle politiche di approvvigionamento, «è in gioco il ruolo del Paese».

Sono queste le premesse di una riflessione che Confagricoltura fa partire innanzitutto dentro se stessa, tesa a strutturarsi come «sindacato di progetto, che difende gli interessi dell’ associato, prima ancora dell’associazione». Certo il ruolo dell’agricoltura si gioca su larghe intese sindacali e di impresa e contemporaneamente a livello politico: a Roma, a Bruxelles e nei Round dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Un messaggio per il prossimo ministro delle Politiche agricole, «che dovrà contare sia nell’esecutivo che in sede comunitaria». Peccato, però, secondo Vecchioni, che «nei programmi elettorali fino ad ora presentati ci sia poca agricoltura: serve maggiore organicità e completezza, piuttosto che iniziative spot, attribuendo in modo chiaro le competenze in agricoltura, ora divisa fra ministeri (Ambiente, Agricoltura, Salute), Regioni, Province».

In proposito Confagricoltura nei prossimi giorni invierà ai partiti un elenco di azioni per proiettare il mondo agricolo verso un futuro caratterizzato da investimenti, innovazione e – si spera - soddisfazioni economiche. L’agricoltura è a rischio, secondo Vecchioni, minacciata da un lato dal documento dello «Stato di salute» della Pac, «ricco di tecnicismi che nascondono un impatto disastroso nei confronti delle aziende agricole competitive», dall’altro da una miopia nel settore della ricerca, «che ha paura», dice il presidente di Confagricoltura, «persino di guidare studi scientifici liberi e indipendenti sugli ogm». «Bisogna guardare dentro agli ogm – incalza Vecchioni -. Non so se fanno bene o male, ma so soltanto che noi già adesso li mangiamo, che il 92 per cento della soia che importiamo per la nostra zootecnia è geneticamente modificata e che in Italia si preferisce seguire la suggestione di Mario Capanna, che con la sua associazione “Liberi da ogm” si è visto assegnare in Finanziaria 2 milioni di euro».

La situazione dell’agricoltura a Mantova, più specificatamente, è stata illustrata da Sergio Cattelan, alla sua prima assemblea da presidente.Il numero uno provinciale passa in rassegna l’ultima campagna agricola mantovana, tracciando anche le prospettive per il futuro e soffermandosi su alcuni temi che tengono particolarmente in apprensione gli addetti ai lavori, non soltanto quelli iscritti a Confagricoltura: le risorse idriche, la tendenza rialzista dei cereali e delle commodities, la crisi dei suini, l’aumento lineare delle quote latte, la Direttiva nitrati, la pioppicoltura.

Senza dubbio, il quadro dell’agricoltura a Mantova è fra i più avanzati e i più estesi d’Italia. «La quarta provincia – puntualizza Cattelan, elencando qualche dato – dopo Brescia, Verona e Cuneo, con 9.500 aziende, 1.450.000 suini, 360.000 bovini, 70.000 ettari di mais e 45.000 a foraggere, oltre 700.000 tonnellate di latte prodotto». Numeri scintillanti, che tuttavia non celano pesanti difficoltà sul mercato, come «la crisi del settore suinicolo, ormai strutturale, che deve trovare al più presto uno sbocco positivo, possibilmente con la collaborazione di tutta la filiera», si augura il presidente provinciale di Confagricoltura.

Resta aperto ancora la ferita delle quote latte (lo sostiene anche Guido Venturi di Confcooperative), destinate al pensionamento dal 1° aprile 2015. «L’aumento del 2% previsto tuttavia dal prossimo mese – commenta amaro Cattelan – comporterà una diminuzione del prezzo di mercato, dopo un 2007 caratterizzato da un andamento altalenante. Senza contare che ci sono ancora allevatori che non sono in regola con la legge 119». Le linee guida della nuova Pac, inoltre, su Mantova avrebbero effetti deleteri, «comportando un taglio dei contributi comunitari di oltre il 50%, scendendo da 89 a 45 milioni», calcola Cattelan.

Senza contare poi il problema dell’acqua (Confagricoltura Mantova sta conducendo una battaglia per l’apertura della Mori-Torbole), del Piano di sviluppo rurale «che non premia adeguatamente le innovazioni e gli investimenti aziendali» e dell’«urbanizzazione che progressivamente sta erodendo terreni coltivabili».

Problemi da risolvere innanzitutto con il dialogo inter-sindacale, come sostengono Gianluigi Zani (neopresidente di Coldiretti, al debutto) e Marino Rebuzzi (vicepresidente della Cia), e con il sostegno dell’Amministrazione provinciale. «Un’istituzione di supporto – dichiara l’assessore all’Agricoltura, Maurizio Castelli – alla progettualità delle imprese agricole che vogliono restare sul mercato»
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